Apocalisse a Milazzo: Raffineria in fiamme, città nel panico
Milazzo (ME), 27 settembre 2014 – Da diverse ore, da questa notte ininterrotamente Milazzo brucia. Gigantesche fiamme e una mostruosa colonna di fumo denso e nero stanno ricomprendo la Città. E’ esploso uno dei serbatoi di combustibile della raffineria. Si parla di un milione di metri cubi di prodotto in fiamme. Il danno per l’ambiente, per la salute dei cittadini, per la loro sicurezza e serenità è incalcolabile. La stessa cittadinanza ha abbondanato nella notte la Città e si è recata in massa in zone periferiche ritenute più sicure.
Si tratta di un “incidente” annunciato da tempo. Proprio ieri, su Facebook, Giuseppe Marano, coraggioso portavoce dei Verdi aveva annunciato: «mi stanno arrivando diverse segnalazioni, Il gas della raffineria di Milazzo sta entrando dentro le case degli abitanti di Archi in San Filippo del Mela». Allarme inascoltato. Come inascoltato lo era stato lo scorso agosto.
Marano da anni ha instaurato una “guerra” contro la Raffineria: «La Raffineria è la prima per emissioni di COV, composti organici volatili come benzene, idrocarburi, policiclici aromatici ecc. ecc, tutte sostanze altamente tossiche e cancerogene che causano diversi tipi di tumore» spiegava. Ma le sue denunce gli erano costate solo problemi giudiziari: «Sono stato citato dalla Raffineria di Milazzo per 400 mila euro per Allarme Sociale. Adesso tutti i nodi vengono al pettine», racconta su Facebook.
«Sono stanco di gridare per fare capire ai Milazzesi che i poteri forti li stanno uccidendo». Aggiungeva pochi giorni fa sul social network.
Poi la denuncia politica: «Ecco perche’ il sindaco di Milazzo Carmelo Pino massima autorita’ sanitaria e il suo fido assessore all ambiente di Legambiente Salvatore Gitto non sentono la Puzza dei Veleni emessi dalla Raffineria di Milazzo. Contributi, Patrocinio per festa e musica».
Gli fa eco Antonio Mazzeo, giornalista e già candidato con la Lista Tsipras alle scorse Europee: «La raffineria non si tocca, anche perchè sponsorizza di tutto, nottiinutiliinbianco, spettacoli, teatro, sport, eventi scolastici, formazione, ecc. Il modello, ovvio, è quello ILVA Taranto».
[Tweet “Disastro Ambientale a Milazzo: Il modello, ovvio, è quello ILVA Taranto”]
Ma ora qualcosa si sta muovendo, i cittadini non ci stanno più a vivere, se così si può dire, con la spada di damocle delle Raffineria sul collo: «Ste cazze di fiamme non tendono a diminuire», urla Biagio L. su Facebook. «Siami ancora convinti che questo agglomerato industriale porti benessere a tutti?», domanda esplicitamente Nino D. «Sempre legati al Carbone siamo! E’ difficile cambiare stile di vita … ma ci riusciremo?!», replica Francesco C.
Marano esprime chiaramente la sua posizione sul disastro ambientale: «Adesso basta, devono pagare civilmente e penalmente per essere causa di un aumento smisurato di tumori per questo territorio. Avviino le bonifiche e riconvertino gli impianti altrimenti Eni tolga le tende da Milazzo e vada da un altra parte. Che la Procura indaghi inoltre sui comportamenti posti in essere dalle Autorità amministrative che sono titolari per competenze specifiche in materia ambientale e salute umana».
Sul disastro interviene anche il portavoce nazionale dei verdi Angelo Bonelli: «Ritengo assolutamente censurabile e inaccettabile la dichiarazione di Federpetroli che afferma che nessun danno ambientale si è determinato. Parole scandalose!!», ha dichiarato.
Proprio domenica scorsa, a New York, 400mila persone hanno manifestato per chiedere la diminuzione dei consumi energetici: “«incompatibilità ambientale» dell’imperante liberismo capitalista”, hanno denunciato [vedi QUI: “Un milione in piazza contro il riscaldamento globale”]