ERICE BOCCIA LA RETTIFICA DEI CONFINI

Il referendum consultivo, costato 125.000 euro alle casse del Comune, quindi, non chiude definitivamente il “dibattito”, che spesso però appare solo “strumentale”, sulla “Grande Città”. Ognuno resterà della propria idea.
Il senatore D’Alì e l’editore-tuttologo sig. G. – che sotto ogni elezione animano il dibattito con convegni e petizioni, quasi a far dimenticare i veri problemi del territorio e per acquisire una qualche visibilità mediatica non avendo poi proposte su fatti concreti – potranno dire che San Giuliano e Trentapiedi hanno votato per la “Grande Città” e che la bassa affluenza è da addebitare solo al periodo estivo.
Chi, invece, attaccato alla conservazione dello “status quo”, che garantisce l’elezione al Consiglio comunale di Erice o il posto di Capo Servizio al Comune, potrà assicurare che se l’86% degli aventi diritto non si reca al voto è perchè non senta la questione.
Probabilmente hanno ragion entrambi. Probabilmente s’è persa, assieme a 125.000 euro andati in parte nelle tasche degli scrutatori “amici” dei consiglieri che li hanno al solito nominati senza sorteggio per garantire il solito clientelismo di bassa lega, una grande occasione democratica.
E’ mancata, infatti, la “mobilitazione” da parte dei Partiti, di destra (PDL e UDC), di centro (PD, IDV e il Partitino personale del sindaco Tranchida) e di Sinistra (gli extra-parlamentari di Sinistra e Libertà e Rifondazione) per spingere gli elettori al voto, da una parte e dall’altra. Nè un comizio, ne un volantino da parte di nessuno. Il referendum, sia pure consultivo, è sempre l’unica occasione di partecipazione democratica del cittadino per ogni altra cosa costretto alla delega in bianco ai Partiti.
Ora la parola torna al Consiglio che dovrà prendere atto del risultato e deliberare di consueguenza in una qualche maniera. Potrebbe essere, finalmente, l’occasione di sentire la “voce” dei Partiti dato che solo l’UDC s’è schierato ufficialmente, con Giancarlo calò, da una parte o dall’altra.
Da parte nostra crediamo che Erice non abbia bisogno di una “Grande Città”, ma di grandi uomini e grandi idee. Crediamo che, in caso di “fusione”, San Giuliano, Trentapiedi ecc, diventerebbero solo la periferia da un lato del Centro storico di Trapani e dall’altro della Vetta e pertanto resterebbero abbandonate a se stesse (come avviene oggi per Rione Palma, Fontanelle-Milo, Cappuccinelli ecc). Chi oggi vuole la “fusione” cerca solo visibilità e speculazioni fondiarie (la fusione importerebbe un nuovo PRG con magari spostamenti di volumetrie edilizie da Erice a Trapani).