Trapani, il Consiglio discute di riprese TV
TRAPANI, 12 NOV – E’ da ieri sera in discussione, al Consiglio comunale di Trapani, un Regolamento sulle “riprese televisive” dei “lavori” consiliari.
L‘iniziativa è partita dal consigliere Ninni Barbera che, in precedenza, si era fatto portavoce della richiesta di poter fare effettuare le “Riprese audio video del Consiglio Comunale”.
In tal senso aveva presentato un “atto di indirizzo” che, lo scorso 18 aprile 2013 era stato approvato dal Consiglio.
Non si tratta di un atto ben visto dal Consiglio, naturalmente.
Varie le prese di posizione negative, lo scorso aprile, da parte dei consiglieri, specie della maggioranza.
Per Giuseppe Guaiana (PDL) vi sono problemi «sulla tutela della privacy dei Consiglieri»! Ma anche «perplessità sulla possibilità che eventuali errori o fraintendimenti nel corso delle sedute consiliari possano avere ampia pubblicizzazione sul web». Altri consiglieri avevano espresso dubbi su eventuali costi, a carico del Comune, per le riprese televisive.
Alla fine, comunque, l’atto, come detto, fu approvato Ma col voto favorevole di appena 13 consiglieri (fra i quali, oltre che Barbera, anche i tre consiglieri del Partito Democratico, Grignano, Abbruscato e Passalacqua), contrario di altri 7 (Ruggirello 53, Ravazza, Sveglia, La Porta, Ferrante, Bianco A., Giarratano), mentre gli astenuti erano stati 3 (Ruggirello 58, Guaiana, e Mannina), 7 consiglieri avevano preferito guadagnare le uscite dell’aula [SCARICA QUA IL VERBALE DI SEDUTA].
Ora il semplice “atto d’indirizzo” è divenuto una concreta proposta di Regolamento.
Tuttavia, sin dal nome del documento (“Regolamento per la disciplina delle riprese e registrazioni audiovisive delle sedute di Consiglio Comunale”) c’è la sensazione che l’atto non vada nel senso delle decantate finalità di «trasparenza e pubblicità dell’azione amministrativa» o di «favorire la partecipazione dei cittadini all’attività politico amministrativa».
Lo stesso Ninni Barbera, ieri sera, lo ha spiegato all’Aula: «Questo Regolamento serve per tutelarci», ha detto.
In effetti, tanti sono i “lacci ed i lacciuli” che possono condurre al mancato raggiungimento delle finalità ufficialmente dichiarate.
Alcuni esempi.
L’art. 10, alla lettera f, vieta la trasmissione in “diretta” delle sedute consiliari: è consentita, infatti, «esclusivamente in differita».
All’art. 5, primo comma, è previsto l’obbligo di «pubblicare la registrazione integralmente, non dividendola in più segmenti», cosa che rende pesante, se non impossibile, date le dimensioni del “file”, la pubblicazione su internet nonché ai cittadini “curiosi” di “digerire” il mattone di 3-4 ore di Consiglio.
Il Comune, poi, non ha l’obbligo di effettuare le riprese direttamente, bensì – secondo l’art. 8 – solo le «può effettuare» (quindi è solo una facolta).
L’art. 6. al momento, infine, non chiarisce se le riprese potranno essere diffuse anche su “internet”, prevedendo solo che «avvenga sul sito istituzionale del Comune o su reti televisive».
Il dibattito, comunque, è arenato sull’art. 6, mentre il discusso art. 5, nella confusione che regna sovrana in Aula, è stato approvato tale e quale e quindi non tenendo conto dei nostri dubbi [ECCO QUI LA BOZZA DI REGOLAMENTO IN APPROVAZIONE].
Se ne tornerà a parlare giovedì, alle 19.
Ma, per voce di un consigliere del PDL, difficilmente l’atto sarà approvato. La trasparenza non la vuole nessuno. Meglio nascondersi dietro un comunicato stampa, magari fatto scrivere da qualcun altro, che apparire dietro una telecamera e mostrare, ai propri elettori, tutta la propria incapacità di esprimersi in italiano e, sopratutto, di avere qualcosa da esprimere.